Negli ultimi anni vendere oggetti online si è diffuso parecchio tra gli italiani. Basta pensare alle biciclette ferme in garage, alle console dei videogiochi abbandonate o a quei vestiti mai più indossati: sempre più persone si affidano a piattaforme come Vinted o Ebay per fare spazio oppure guadagnare qualche soldo extra. Ma non si tratta solo di vendite saltuarie. Sempre più utenti stanno trasformando queste piattaforme in veri e propri canali di commercio regolare, con un’attività più strutturata alle spalle. Ecco perché, con questo aumento di diffusioni, anche le autorità hanno iniziato a interessarsi al fenomeno. L’Agenzia delle Entrate ha messo nel mirino chi vende frequentemente e con volumi importanti. La notizia delle possibili multe in arrivo ha fatto un certo rumore tra gli utenti, ma bisogna capire chi rischia davvero. La questione riguarda soprattutto chi opera abitualmente e raggiunge cifre non trascurabili, ben oltre il classico usato domestico.
I rischi per chi vende abitualmente su Ebay e Vinted
C’è chi vende di tanto in tanto, solo per sbarazzarsi di qualche capo o un oggetto che non usa più: poco da preoccuparsi per loro. Mettere in vendita una bicicletta ferma da anni o qualche vestito non indossato non disturba affatto gli enti fiscali. Il problema inizia quando si trasforma la vendita in un’abitudine, specie se si compra merce con l’intenzione di rivenderla per guadagnarci. A quel punto, scatta la qualificazione di venditore professionale, e il gioco cambia: obbligo di partita Iva, dichiarazioni fiscali, tasse sui ricavi. Il commercio online, insomma, non è affatto un terreno fuori dalle regole, anzi: il confine tra cessione saltuaria e attività commerciale è segnato da norme precise. E chi si improvvisa venditore per arrotondare – spesso senza rendersene conto – finisce per essere nel radar del Fisco.

Spesso si sottovaluta un dettaglio – non meno importante – che pesa sul profilo fiscale: non conta solo la frequenza delle vendite, ma anche il valore complessivo raggiunto nell’anno. Per orientarsi bisogna fare affidamento su limiti ben definiti, legati alle normative europee recepite in Italia.
Le regole europee e i limiti fiscali da rispettare
Vinted ed Ebay servono da ponte tra venditori e compratori, coprendo una vastissima gamma di prodotti, nuovi e usati. Da qualche tempo, la direttiva europea DAC7 impone a queste piattaforme di fornire alle autorità fiscali nazionali tutte le informazioni sulle transazioni effettuate. Così, i dati sui ricavi e sul volume delle vendite non restano più nascosti. Lo si nota soprattutto nelle grandi città, dove l’uso di questi siti è massiccio. Le amministrazioni tengono conto sia della quantità di beni scambiati sia dell’ammontare degli affari di ogni venditore.
Se le operazioni sono meno di 30 all’anno e il fatturato totale non supera i 2.000 euro, il rischio fiscale è basso – per alcuni, la soglia oggi arriva fino a 5.000 euro annui. Superata questa cifra, l’Agenzia delle Entrate può valutare l’attività come commerciale, richiedendo l’apertura della partita Iva e il rispetto di tutte le normative fiscali, comprese le dichiarazioni e i contributi. Insomma, serve tener d’occhio la crescita delle vendite online, per evitare spiacevoli sorprese. E chi vive nelle realtà urbane più trafficate lo sa bene: è un fenomeno quotidiano.
Chi vende spesso e con profitto dovrebbe dunque ricordare che i controlli si intensificano – e le regole sono rigide, pensate per scongiurare concorrenza sleale e frodi fiscali. Quello che solo qualche anno fa era visto come un semplice svuota-cantine si trasforma a poco a poco in un’attività regolamentata su diversi fronti. Una tendenza che sta cambiando il modo di gestire spazio e denaro, soprattutto nel commercio digitale, un settore in forte crescita in Italia.
