Iniziare un’attività in proprio dopo un periodo di disoccupazione non è uno scherzo. Ci sono diversi aspetti, soprattutto economici e organizzativi, da tenere in considerazione. Uno dei nodi meno evidenti ma più pesanti riguarda il capitale iniziale: trovare i soldi per far girare il progetto nelle prime fasi è spesso complicato. Non raramente, infatti, manca quel gruzzoletto iniziale, proprio quando le spese superano le entrate, e allora? Qui entra in scena un aiuto pubblico – l’anticipo NASPI – che offre la possibilità di ricevere l’indennità di disoccupazione in un’unica soluzione, così da finanziare l’avvio di un’impresa senza dover aspettare i classici pagamenti mensili.
La fase d’avvio di una nuova attività è delicata, specie perché bisogna far quadrare tante cose insieme: pagare spese, convivere con l’incertezza delle entrate e pianificare con attenzione per tenere l’impresa a galla. È proprio in questo frangente che l’anticipo NASPI può fare la differenza, fornendo subito un capitale – ecco – che supporta il decollo, senza dover aspettare l’indennità ogni mese. Chi ha il polso del mercato del lavoro sa che questa misura – ormai nota – rappresenta un punto saldo per tanti disoccupati che vogliono davvero mettersi in proprio, senza perdere tempo.
Il funzionamento dell’anticipo NASPI e a chi si rivolge
Chi desidera uscire dalla disoccupazione tramite un’attività in proprio può guardare all’anticipo NASPI come una vera opportunità. In sostanza: invece di incassare l’indennità di disoccupazione a rate mensili, si può chiedere tutto insieme. Il risultato? Un gruzzoletto più corposo, da usare per fare i primi investimenti o superare momenti di stretta economica.

Le attività che possono accedere a questo anticipo sono molte e varie: dall’apertura di imprese individuali – sia commerciali sia artigianali – alla partecipazione come soci lavoratori in cooperative, sempre se resta qualche rapporto subordinato. Senza scordare le professioni autonome, che però devono iscriversi alle relative casse previdenziali obbligatorie. Una cosa da sottolineare – ecco – è che non serve essere completamente “a zero” con l’attività per richiedere l’anticipo: anche chi ha già messo in piedi l’impresa da poco può puntare su questa forma di supporto, a patto di restare in stato di disoccupazione.
Questa elasticità rende l’anticipo NASPI uno strumento di grande valore nell’ambito delle politiche del lavoro. Sono molti, infatti, i tecnici e gli addetti ai lavori che confermano l’efficacia di questo meccanismo nel permettere il passaggio a forme di lavoro indipendente. Insomma, non parliamo solo di un’erogazione economica immediata, ma di un incentivo che può davvero aiutare a non rinunciare a un progetto, specie in regioni italiane dove le opportunità non abbondano.
Le novità del 2026 e le implicazioni per chi si mette in proprio
Con il 2026, ecco la novità: la nuova legge di bilancio ha cambiato le regole sul pagamento dell’anticipo NASPI. Non si riceve più tutto in una volta. Ora la liquidazione si divide in due parti: subito arriva il 70% dell’importo totale appena la domanda viene approvata; il restante 30% viene versato solo alla fine del periodo della NASPI, a condizione che il beneficiario non sia tornato a lavorare come dipendente o non abbia mandati pensionistici.
Questo cambiamento ha un peso reale sulla gestione dei primi mesi, un momento spesso critico. Il denaro subito disponibile si riduce e chi avvia un’impresa deve fare i conti con una liquidità meno consistente, di conseguenza pianificare le spese con più attenzione, valutando tempi e assetti economici con maggiore prudenza. Non è un cambio da poco, perché spinge verso una gestione più accorta delle risorse, volta a garantire la tenuta del progetto nel tempo.
Da qualche tempo, chi segue questi passaggi sottolinea come la quota frazionata possa rendere più complicati i primi mesi, soprattutto in città dove la vita è più cara e i costi di gestione sono alti. Ecco perché l’anticipo NASPI va usato quasi con una strategia precisa, evitando piani troppo ottimistici e puntando su priorità ben definite.
Nonostante il cambiamento, l’anticipo NASPI resiste come uno dei pochi strumenti pubblici in grado di accompagnare chi vuole lasciare il lavoro subordinato per tentare la via autonoma. In diverse città – dalle parti di Milano come al Sud – resta un riferimento fondamentale: aiuta a tenere vive tante iniziative imprenditoriali e professionali.
