La strategia nascosta che sta generando nuova ricchezza in Corea del Nord tramite le valute digitali

La strategia nascosta che sta generando nuova ricchezza in Corea del Nord tramite le valute digitali

Matteo Casini

Gennaio 6, 2026

Il coinvolgimento del cripto-crimine nelle economie nazionali sta diventando un fenomeno con un impatto concreto sulla sicurezza globale, e basta guardare gli ultimi mesi per rendersene conto. Gruppi hacker legati alla Corea del Nord hanno agito con una precisione quasi chirurgica, mettendo le mani su oltre 2 miliardi di dollari in asset digitali. Più che un aumento degli attacchi, è il metodo a essere cambiato: meno episodi, ma molto più sostanziosi, con obiettivi chiari che garantiscono ritorni economici incisivi. Chi segue il settore nota come Pyongyang abbia scelto di affinare quello che fa, concentrandosi su colpi mirati, abbandonando l’idea di sparare nel mucchio.

In contemporanea a questa svolta, si registra una netta riduzione degli attacchi complessivi, calati di ben 74% rispetto all’anno precedente. Non è quindi una ritirata, bensì una riorganizzazione delle forze, verso episodi che valgono realmente la pena—come l’assalto a un grande exchange capace di sottrarre circa 1,5 miliardi di dollari in pochi minuti. Una cifra che non è poca cosa se la si mette a confronto con il PIL nordcoreano. Insomma, il cripto-crimine è diventato parte integrante e orchestrata delle strategie statali, non una casualità né il frutto di azioni isolate. Gli esperti che analizzano il fenomeno parlano di un sistema stabile, dove ogni mossa è pensata e pianificata.

Un sistema integrato fra competenze e obiettivi strategici

Dietro ai furti di criptovalute si cela un meccanismo complesso, non si tratta solo di attacchi sparsi qua e là. Parliamo di una rete coordinata che mette insieme hacking avanzato e intelligence statale, più una ramificata struttura internazionale dedicata a gestire e riciclare i fondi sottratti. È un ingranaggio ben oliato, capace di sostenere le priorità di Pyongyang, ad esempio attenuando la pressione delle sanzioni internazionali che – diciamolo – sono sempre più stringenti. Chi lavora in sicurezza digitale sottolinea come la continuità di questa organizzazione non sia casuale: ogni operazione fa parte di un disegno ben rodato, che va avanti da tempo.

La strategia nascosta che sta generando nuova ricchezza in Corea del Nord tramite le valute digitali
L’immagine mostra un simbolo di Bitcoin in un tunnel digitale illuminato, simbolo della centralità delle criptovalute nell’economia moderna e nel crimine. – warnervillage.it

Tra il 2017 e oggi, si contano almeno 58 azioni rivolte contro piattaforme di criptovalute da parte nordcoreana. Il bottino? Circa 3 miliardi di dollari in asset virtuali. E il bello è che la complessità non sta solo nel mettere a segno l’attacco, ma anche nel gestire il riciclo dei fondi, passando per una rete organizzativa strutturata e una formazione tecnica continua. Un aspetto interessante: tutto ciò affonda radici negli anni Novanta, con università locali che hanno sfornato tecnici all’avanguardia. Qui tecnologia militare, progetti strategici e attività illegali si incrociano, creando un sistema che fa della combinazione tra capitale umano e tecnologia la sua forza.

Contrasti e prospettive nel futuro delle tecnologie globali

Da un lato, un’economia fragile. Dall’altro, la Corea del Nord spinge programmi tecnologici e militari tra i più aggressivi nel mondo. Ecco il punto: il cripto-crimine diventa una fonte chiave per finanziare queste ambizioni. Attacchi mirati e continui, con obiettivi precisi, modificano il panorama della sicurezza informatica a livello globale. In un mondo sempre più legato a asset digitali e sistemi decentralizzati, il ruolo di uno Stato con interessi così netti cambia il modo in cui si protegge la rete, ma anche come si guarda all’innovazione.

Un approccio silenzioso, che però sta già spostando gli equilibri globali. Non conta solo il numero degli attacchi o singoli episodi. Piuttosto, vediamo un’evoluzione nel rapporto tra tecnologia, finanza e geopolitica. E poi, in certe zone più tecnologicamente avanzate – pensiamo al Nord Italia, o alle grandi città – se ne notano gli effetti: maggiore attenzione alla sicurezza digitale e nuove regole in campo. Dal punto di vista pratico, resta da capire come queste dinamiche influenzeranno non solo le economie coinvolte direttamente, ma anche l’architettura del futuro digitale globale, sempre più connesso e, purtroppo, vulnerabile.

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