Capita a milioni di italiani di confrontarsi con una novità che cambia le abitudini: parliamo dell’uso quotidiano dello SPID con Poste Italiane. Finora, questa identità digitale si otteneva e manteneva gratis, senza costi. Ora, invece, serve un canone annuale di 6 euro per tenerla attiva. Colpisce una fetta enorme di popolazione, circa 28,7 milioni di utenti – vale a dire il 72% di chi usa SPID su scala nazionale. Il versamento non va fatto subito, si può attendere fino a 30 giorni dopo la scadenza – altrimenti, il servizio si blocca temporaneamente.
Un promemoria arriva via mail, puntuale, un mese prima del termine dello SPID. Nella comunicazione, spiegazioni dettagliate per il rinnovo. Se non si paga, sospensione automatica e, dopo due anni di inattività, l’account sparisce. Si tiene d’occhio tutto con l’app PosteID – che, come tanti hanno notato, rende la gestione della scadenza più semplice e a portata di mano. Un dettaglio che a volte sfugge: il primo anno attivo per i nuovi iscritti resta gratuito, così l’impatto iniziale su chi si registra oggi è ridotto.
Il peso economico e le alternative possibili
Con questa tariffa, Poste Italiane modifica profondamente un meccanismo ormai consolidato e gratuito da anni. Non è la sola a farlo: altri provider – tipo InfoCert – avevano già introdotto canoni, ma qui la dimensione è ben più vasta, visto il 72% di quota di mercato. Il conto è presto fatto: moltiplicando il canone per gli utenti attivi, si arriva a circa 172 milioni di euro l’anno. Non poco, giusto?

Certo, non tutti sono obbligati a pagare. Alcune categorie – anche se, diciamolo, le informazioni sono poco chiare e difficili da trovare – hanno diritto all’esenzione. Intanto, chi vuole resta libero di scegliere tra sette provider che continuano a offrire il servizio gratuitamente, o può optare per la CIE (Carta d’Identità Elettronica). Quest’ultima sta salendo alla ribalta come alternativa assai popolare al classico SPID. Dalle parti di Roma e Milano, l’interesse per queste opzioni è cresciuto negli ultimi mesi – e molto probabilmente questa tendenza è destinata a durare.
Curioso, ma la mossa di introdurre il canone a inizio 2026 non è stata accompagnata da una vera e propria campagna informativa estesa. La comunicazione ufficiale? Passata attraverso email dirette e la pagina di Poste Italiane, ma niente massiccio, niente annunci ovunque. Il risultato? Qualcuno, specie tra gli utenti storici, si è trovato spiazzato dalla novità.
Come si stanno organizzando gli utenti e cosa cambia nell’uso quotidiano
Il canone cambia in concreto la gestione della propria identità digitale, soprattutto per chi accede spesso a servizi pubblici o portali online. L’app PosteID, con le sue notifiche automatiche e funzioni semplici per controllare lo stato, aiuta a evitare problemi. Non mancano comunque i rischi: basta un attimo di distrazione e l’identità può essere sospesa senza neppure accorgersene. Chi vive in città, ma anche chi si affida ogni giorno a pratiche digitali, rischia dunque di restare a secco senza preavviso.
Davanti a questo scenario, il mercato si muove. Si vedrà probabilmente un aumento di chi migra verso provider senza canone o l’uso più frequente della CIE, favorita anche da iniziative che le istituzioni stanno spingendo. Resta da sciogliere qualche nodo tecnico e organizzativo: rinnovi, emissioni, problemi pratici, e chi più ne ha più ne metta, sia per lo SPID sia per la carta elettronica.
Così, lo SPID diventa un servizio con un prezzo. Con tutte le responsabilità che ne derivano per l’utente. La digitalizzazione dell’identità – che un tempo sembrava un diritto gratis – comporta ora scelte più ragionate e, diciamolo, un po’ di attenzione in più. Soluzioni integrate? Forse il futuro va verso lì. Nel frattempo, chi usa SPID si deve adeguare. Senza troppi giri di parole.
