Esperienze invernali nel Parco del Pollino: trekking e natura rigenerante nel Bosco Magnano

Esperienze invernali nel Parco del Pollino: trekking e natura rigenerante nel Bosco Magnano

Matteo Casini

Gennaio 4, 2026

Quando l’inverno avvolge il Parco Nazionale del Pollino, il paesaggio si trasforma: l’aria, fresca e pulita, accompagna uno scenario dominato da alberi spogli e rare nevicate. Nel mezzo di tutto questo, il Bosco Magnano si fa notare come un rifugio di pace – ideale per chi ama camminare senza fretta, immerso nel verde e facilmente accessibile anche ai meno esperti. È curioso che, in questi mesi freddi, i sentieri si svuotino quasi del tutto, rivelando suoni altrimenti nascosti: il fruscio delle foglie morte, il chiacchiericcio continuo dell’acqua che scorre lungo il percorso. Chi frequenta regolarmente quell’angolo di natura sa bene quanto il Bosco sia un luogo prezioso dove ricaricarsi, mente e corpo, lontani dal caos di tante mete invernali più turistiche.

Le caratteristiche naturali e la fauna del bosco magnano

Guardando da vicino, il Bosco Magnano si distingue per la ricchezza del suo ecosistema montano e la diversità delle specie che ospita. Faggi, cerri, aceri, carpini e ontani dominano la scena arborea. Con l’arrivo dell’inverno, gli alberi perdono le foglie, offrendo a chi cammina una visibilità maggiore grazie al labirinto di rami che caratterizza il paesaggio in questa stagione. I torrenti limpidi, come il Peschiera e il Frido, scorrono incessantemente: sono la linfa vitale per un ambiente umido, accogliente per flora e fauna. Tra gli ospiti più riservati di queste acque svetta la lontra eurasiatica, animale schivo che lascia le sue orme sulle rive soprattutto quando fa più freddo.

Esperienze invernali nel Parco del Pollino: trekking e natura rigenerante nel Bosco Magnano
Esperienze invernali nel Parco del Pollino: trekking e natura rigenerante nel Bosco Magnano – warnervillage.it

Oltre alla lontra, il bosco ospita uccelli come il picchio e piccoli mammiferi – per esempio, gli scoiattoli neri – mentre tra gli abitanti più sfuggenti si segnalano il cervo e la salamandrina dagli occhiali, un anfibio che richiede un habitat fatto di boschi e corsi d’acqua integrati. Un equilibrio delicato, mantenuto grazie a una certa calma, soprattutto in inverno, quando passano pochi visitatori. Chi osserva con attenzione può notare un legame forte tra le piante e gli animali: un’intimità resa possibile da acqua sempre a disposizione e da una struttura naturale che non perde colpi.

Dove si trova il bosco magnano e come muoversi tra i suoi sentieri

Se avete presente la regione Basilicata, sappiate che il Bosco Magnano si spande nella sua parte meridionale, vicino al comune di San Severino Lucano. È da lì che si accede facilmente a questa zona, che fa parte integrante del Parco Nazionale del Pollino. Scorrendo tra gli alberi, il torrente Peschiera disegna paesaggi suggestivi, con cascate e piccole piscine naturali. L’accesso più pratico al bosco si trova in località Cropani, una frazione del comune citato: qui, una piccola area di sosta permette di iniziare con calma le escursioni lungo il sentiero che segue proprio il corso del torrente.

Il tratto in questione presenta un terreno quasi pianeggiante, quindi adatto a chiunque, anche ai meno allenati o ai bambini – elemento da non sottovalutare se si pensa alle rigide giornate invernali. Chi abita in città lo apprezza molto: un po’ di silenzio, rotto solo dal rumore dell’acqua e dal canto degli uccelli. C’è poi la vegetazione: fitta ma non impenetrabile, con punti progettati per sostare e ammirare il panorama. Per andare a piedi in questa stagione, però, serve qualche accortezza – abbigliamento caldo e scarpe adatte sono d’obbligo, perché i tratti potrebbero essere scivolosi.

Si tratta di un segmento parte integrante del Sentiero Italia: percorso chilometrico che attraversa tutta la penisola per quasi 8.000 km. Seguire il tracciato lungo il Peschiera significa immergersi in una natura autentica, perfetta per chi desidera vedere da vicino flora e fauna del Pollino senza rinunciare a una passeggiata rilassata e tranquilla.

Un’alternativa più avventurosa: il sentiero delle pietre tonanti

Nel caso qualcuno cerchi qualcosa di più intenso rispetto al percorso lungo il torrente Peschiera, il Sentiero delle Pietre Tonanti si presenta come opzione ideale. Si sviluppa lungo la sponda sinistra del Frido, un affluente che entra nel Peschiera, e offre caratteristiche geologiche e scenografiche particolari. Due chilometri circa di cammino: abbastanza per immergersi in un paesaggio fatto di gole strette, massi levigati dal tempo e cascate naturali.

Il nome non è casuale: in certi periodi dell’anno, quando l’acqua scende impetuosa, il rumore che si crea infrangendosi sulle rocce è davvero forte – quasi rimbomba tra gli alberi. D’inverno queste sonorità si fanno più accentuate e il contrasto tra la fitta ombra del bosco e le rocce maestose si fa ancora più evidente. Il percorso breve, ma capace di regalare emozioni intense, è perfetto per chi vuole aggiungere un pizzico di esplorazione alla visita al Pollino.

In tanti abbinano queste due camminate, quel tratto lungo il Peschiera con il sentiero delle Pietre Tonanti: in questo modo si scoprono due ambienti sui generis, distinti ma che si completano a vicenda. Il risultato? Una visione profonda e sfaccettata del paesaggio interno del Parco, uno degli ecosistemi più belli e meno battuti del Sud Italia, dove natura e geologia parlano un linguaggio antico, armonioso e a tratti sorprendente.

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