Dal 2026 sarà possibile ottenere due giorni consecutivi di assenza scolastica giustificata

Dal 2026 sarà possibile ottenere due giorni consecutivi di assenza scolastica giustificata

Matteo Casini

Gennaio 3, 2026

È un lunedì mattina, piove a dirotto, e lo zaino pesa più del solito. I dolori al basso ventre sono così forti da rendere quasi impossibile pensare alla scuola. Situazioni così, che toccano molte studentesse, potrebbero cambiare presto in Italia. Dal 2026, alcune scuole offriranno la possibilità di assentarsi per due giorni al mese a chi soffre di dolori mestruali particolarmente invalidanti. Nessuna penalizzazione, nessun timore di giudizi. Non si tratta solo di un beneficio, ma di un bisogno concreto, che mette al primo posto salute e diritto allo studio.

Due giorni di assenza giustificata: una misura già attiva in alcune scuole lucane

Se guardiamo alla provincia di Potenza, qualche scuola sta già sperimentando qualcosa di nuovo. Il liceo classico Quinto Orazio Flacco e l’istituto Da Vinci-Nitti hanno introdotto il congedo didattico mestruale. Questo permette alle studentesse di assentarsi quando i dolori del ciclo rendono tutto più difficile, senza che le assenze vengano contate nel registro della frequenza. Anche il liceo musicale Walter Gropius – qualche anno fa – aveva messo in pratica una cosa simile, anticipando quella che sembra una tendenza in crescita.

Dal 2026 sarà possibile ottenere due giorni consecutivi di assenza scolastica giustificata
Dal 2026 sarà possibile ottenere due giorni consecutivi di assenza scolastica giustificata – warnervillage.it

L’idea non è regalare favori, ma riconoscere una realtà condivisa da tante giovani. Così, da qui al 2026, si potrà prendere due giorni al mese senza ansie del recupero o di censure sulla frequenza. Il bello è che questa misura nasce da un confronto vero tra rappresentanti degli studenti e consigli di istituto, segno di una maggiore consapevolezza culturale sul benessere scolastico.

Al momento, però, non esiste una legge nazionale che imponga questo tipo di congedo ovunque. Ogni scuola si muove per conto suo, e si attendono indicazioni ministeriali più precise – sperando che arrivino presto. La sperimentazione in Basilicata, insomma, può diventare un modello utile per un regolamento unico, rispettando la parità sancita dalla Costituzione.

Congedo mestruale: come funziona e quali sono le motivazioni

Chi vuole usufruire del congedo mestruale deve presentare una certificazione medica che attesti quanto il dolore sia invalidante. La documentazione va consegnata secondo le regole della scuola – di solito all’inizio dell’anno o entro termini stabiliti dal regolamento interno. Le assenze così giustificate non pesano sul conteggio delle ore necessarie per validare l’anno scolastico.

Non si nega che condizioni come la dismenorrea possano davvero compromettere la concentrazione e la partecipazione attiva alle lezioni. Senza esagerazioni, si evita di incentivare l’assenza e allo stesso tempo si tiene conto di una problematica concreta. Affrontare quei disturbi può fare la differenza tra una giornata a scuola vissuta male o una in cui si impara davvero.

Secondo studi internazionali, circa il 70% delle adolescenti soffre di dolori mestruali, con una parte significativa che affronta sintomi severi. Non sono numeri da poco, ma la realtà quotidiana silenziosa di molte ragazze. Spesso la scuola ignora questo aspetto quando organizza le sue regole.

Chi frequenta le scuole grandi, nel Nord Italia come nel Sud, se ne accorge: il benessere fisico resta spesso un fatto marginale rispetto alle esigenze didattiche. Inserire questi congedi potrebbe essere un primo passo per una scuola più accogliente, capace di unire salute e apprendimento con attenzione genuina.

Una scuola che riconosce e ascolta il corpo

Non è solo una questione di assenze giustificate. Il congedo didattico mestruale diventa un simbolo di come la scuola possa aprirsi all’idea di ascoltare il corpo, oltre alla mente. Metterlo nero su bianco nel regolamento significa riconoscere pubblicamente chi, ogni mese, affronta un disagio reale.

Va detto che le rappresentanze studentesche hanno avuto un ruolo chiave, proponendo con uno spirito collettivo e non individualista, cambiamenti che spesso nascono dal basso per diventare prassi consolidate. È curioso vedere come l’attenzione reale agli studenti possa stimolare evoluzioni dentro le istituzioni.

Il dibattito che si è acceso in molte città italiane non riguarda solo il numero di giorni concessi, ma piuttosto il tipo di cura che la scuola vuole garantire. Qualcuno immagina un registro elettronico capace di riconoscere le esigenze della persona senza pesare su rigidità burocratiche. Un cambiamento da non sottovalutare. La scuola dovrebbe diventare il posto dove il dolore non si nasconde, ma si può raccontare e – sorpresa – trovare ascolto.

Questa discussione apre anche una riflessione più ampia: come sostenere il benessere degli studenti in modo integrato, unendo salute fisica, mentale e apprendimento. Le iniziative attive in varie scuole oggi offrono un’occasione concreta per ripensare il sistema educativo in modo più inclusivo, aperto alle diversità.

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